questa mattina ho intervistato, o quasi intervistato, una serie di commercianti per capire com’è che si è mosso questo natale, quante sono stante le entrate, quanti i guadagni rimasti alla mano dopo tutte le uscite. la morale finale è che: ci stanno ammazzando, lo stato italiano è una sanguisuga, non abbiamo venduto un cazzo. tante bestemmie, fasci di imprecazioni. però nessuno fa nulla, tutti bravi e santi con le lamentele cucite in bocca. e poi? poi basta. finisce lì. nessuno che fa niente. nessun proposito. allora per quest’ultimo dell’anno, la notte di Silvestro santo: andate a fare in culo, ma proprio di cuore
io quella mail la aspettavo, e pure tanto. non so perché, ma ora mi rode il culo. per davvero mi rode. e non mi sta bene dire che è andata così, e pazienza, domani è un altro giorno. sarebbe come trattenere il vomito per continuare a star peggio di prima
sì però è pure giusto che te lo dica che mi stai enormemente sulle palle talvolta: un giorno sono la vita tua, il giorno dopo cacca sullo zerbino di casa che per non sporcarti butti tutto lo zerbino e maledici pure chi ci si è pulito sopra. un messaggio striminzito e pure una mail stitica: se ti gira così puoi pure far finta di non conoscermi, e tutto torna pari e patta
non ci si riesce mai a essere diversi la domenica mattina. almeno io non riesco, non so gli altri. sveglia, doppia dose di green tea, lettura fugace sul divano del libro iniziato venerdì. questa volta tocca a Tarantola, prima di andare a vedere il film. poi i dischi da ascoltare: qualcosa di nuovo e vivace, qualcosa che non sia il solito allegro e domenicale Art alla batteria con Marsalis alla tromba. cambio rotta, piglio Fabrizio, metto repeat su La domenica delle salme. rifacevano il trucco alle troie in fila ai semafori. io e il mio cugino Deandrade. roba da saturare la stanza, fare arrivare le nubi. accendo la macchinetta, taglio i capelli a zero, come ogni dieci giorni. questa volta è capitato di domenica. un evento. ricorda di santificare le feste amen



